Nove talenti, una mano

L’Associazione Aiuto sport Ticino e AIL hanno deciso di unire le forze per sostenere finanziariamente i migliori giovani atleti ticinesi in vista delle Olimpiadi, a cominciare da Tokyo 2020.

Sascha Cellina – La Regione 21.03.2019, Sport

Qualcuno corre, qualcun altro pedala, altri ancora saltano, nuotano, remano, sfidano le leggi della fisica sugli attrezzi, impugnano una “spada” o tirano pugni e uno fra loro addirittura mette insieme tre di queste attività. Tutti però, lo fanno nella stessa direzione: quella delle Olimpiadi del 2020 a Tokyo, sogno che accomuna i nove sportivi ticinesi inseriti nel progetto “Aast – Ail per i talenti olimpici”, voluto proprio per sostenere finanziariamente i giovani di casa nostra (si va dai 17 anni della sprinter e saltatrice Emma Piffaretti ai 27 del pugile Tiago Pugno) lungo il cammino che potrebbe, si spera, portarli in Giappone. Già perché se un tale risultato passa in primis dall’impegno e dagli sforzi fisici dei diretti interessati, un aspetto da non sottovalutare è legato al finanziamento di tale percorso, visto che nessuno di questi atleti è (ancora) professionista e i costi sono calcolati in diverse migliaia di franchi per ogni stagione. «Il mio non è uno sport maggiore come altri e di conseguenza trovare sponsor non è evidente, quindi ben vengano progetti come questo che, assieme ad altri piccoli contributi, permettono di coprire i costi non indifferenti – ammette senza troppi giri di parole lo specialista della mountain bike nonché studente 22enne di economia Filippo Colombo -. Basti pensare che praticamente ogni vincita o ogni piccolo bonus non fa nemmeno in tempo ad arrivare in banca che viene reinvestito nell’attività». Sulla stessa lunghezza d’onda Olivia Negrinotti, che con il canottaggio pratica forse uno sport ancora meno mediatico… «Di certo non ho scelto la strada più semplice da questo punto di vista e non nego che l’aspetto finanziario occupa una fetta importante a livello di gestione – le parole della 19enne, iscritta al Liceo artistico (Csia) di Lugano -, ma diciamo che in qualche modo per ora con il sostegno dei miei genitori riesco a cavarmela. Loro mi supportano e mi seguono praticamente ovunque, anche se a volte, specie nelle gare più lontane, non è possibile e per quanto mi dispiaccia, lo capisco, perché so quanti sacrifici fanno per me». Per Pugno, al secondo anno di studi in ambito della preparazione fisica, «non è evidente oggi trovare chi crede ancora nei giovani ed è disposto a sostenerli anche economicamente, per cui trovo grandiosa questa iniziativa, proprio perché non va a sostenere (e sarebbe più semplice) campioni già affermati, ma dei ragazzi che inseguono un sogno. E questo, oltre che un aiuto concreto, è uno stimolo in più». Leggermente diversa da quella di tutti gli altri (assenti giustificati ieri Ajla del Ponte, Ilaria Käslin ed Elia Dagani), la situazione del triathleta Sasha Caterina, all’ultimo anno di apprendistato come muratore… «Ammetto che è un po’ dura a livello fisico, però allo stesso tempo svolgendo un mestiere fisico posso effettuare qualche allenamento in meno ma più mirato – afferma il 19enne, che tra l’altro attraverso un’azione di crowdfunding è recentemente riuscito a raccogliere oltre 15’000 franchi che userà per finanziarsi dei campi di allenamento in vista dei Mondiali in programma a Losanna a settembre -. A livello finanziario posso contare su un’entrata consistente visto che il mestiere di muratore è ben retribuito, ma calcolando che da quest’anno vivo da solo e devo pagarmi da solo le varie bollette, non è che mi rimanga granché, perché appunto c’è tutta la parte di costi legata alle competizioni, come la trasferta, l’alloggio, l’iscrizione, il materiale e tutto il resto. Swiss Triathlon partecipa coprendone una parte, ma il resto devo metterlo io e ammetto che a volte ci sono dei momenti in cui questo un po’ pesa e diventa un pensiero, anche perché sono una persona piuttosto pignola e ho bisogno che ogni tassello sia al suo posto. Ma ho imparato a gestire il tutto e sicuramente in questo senso avere un sostegno esterno in più (oltre ai genitori) è un bell’aiuto».

 

‘Per i figli si è disposti a fare sacrifici, ma ogni aiuto è ben accetto’

Visto che stiamo parlando di atleti già grandi dal punto di vista sportivo, ma pur sempre dei ragazzi, fondamentale è anche il ruolo delle famiglie, chiamate – chi più chi meno, a dipendenza anche della Federazione di appartenenza e del livello raggiunto dai figli – a coprire i costi dell’attività sportiva. «Calcolando anche che vive ancora con noi, Noè ormai quasi si autofinanzia – ci spiega Vittoria Ponti, mamma del 18enne Noè, che oltre essere uno dei talenti più cristallini del nuoto rossocrociato frequenta il terzo anno di Liceo (dilatato su 5) -. Con i risultati sono arrivati anche i primi sponsor e altri aiuti come la tessera di Swiss Olympic (suddivisa in oro, argento e bronzo in base a prestazioni e potenziale e che dà accesso a diverse agevolazioni, ndr) e adesso anche questo progetto, che oltre a essere ben accetto per noi come famiglia, rappresenta anche un riconoscimento importante per Noè, perché vede che ci sono altre persone oltre a noi che credono in lui e lo sostengono». Aiuti sì quindi, ma legati ai risultati, visto che tanto nell’ambito di Swiss Olympic quanto nel progetto di Aast e Ail (vedi sotto), gli atleti vengono valutati a scadenze regolari e se non rispecchiano più determinati criteri, addio sostegno. Un meccanismo che aggiunge ulteriore pressione sulle spalle degli atleti? «Diciamo che se si ha la fortuna di poterlo fare, è meglio non pensarci troppo, altrimenti rischia di diventare ancora più difficile ottenere buoni risultati – spiega lo stesso Noè -. Anzi, io cerco di vedere questi aiuti come una spinta in più e di sfruttarli al massimo, ad esempio facendo ancora più gare e campi di allenamento, fondamentali per migliorare». Thomas Käslin, papà della campionessa svizzera in carica alla trave, al corpo libero e nel concorso multiplo Ilaria (studentessa universitaria 21enne), spiega che «come genitore sei ovviamente disposto a sostenere i figli il più possibile e non nego che l’aspetto finanziario può essere un pensiero, ma devo anche ammettere che per quanto riguarda la ginnastica artistica, siamo una sorta di isola felice. La Federazione è davvero strutturata bene e di conseguenza anche dal punto di vista delle risorse non ci sono mai stati particolari problemi. Ciò non toglie che ogni aiuto è ben accetto e soprattutto progetti del genere fanno piacere anche perché non tutte le situazioni sono così rosee e magari senza un sostegno esterno mirato non potrebbero rincorrere i loro sogni».

 

25mila franchi annui da dividere, ma bisogna meritarseli…

Un fondo di 25’000 franchi per sostenere i giovani talenti ticinesi che possono concretamente ambire a partecipare ai Giochi Olimpici (a cominciare dai prossimi, quelli estivi di Tokyo 2020). È il sunto del progetto lanciato dall’associazione Aiuto sport Ticino (che già sostiene una trentina di giovani sportivi ticinesi indipendentemente dalle loro ambizioni olimpiche e che contribuirà con ulteriori 2’000 franchi annui) e le Aziende industriali di Lugano (Ail), che dal canto loro ne metteranno sul piatto 23’000. «Come azienda troviamo giusto restituire qualcosa al territorio in cui operiamo e questo progetto (assieme ad altri) rappresenta un ottimo strumento per farlo, estendendo oltretutto l’orizzonte a tutto il Ticino», ha spiegato il Ceo di Ail Andrea Prati. La prima lista di atleti – rigorosamente non professionisti – che potranno beneficiare di tale sostegno conta nove nomi: Ajla Del Ponte (atletica leggera, 23 anni); Emma Piffaretti (atletica leggera, 17); Noè Ponti (nuoto, 18); Filippo Colombo (mountain bike, 22); Ilaria Käslin (ginnastica artistica, 21); Sasha Caterina (triathlon, 19); Tiago Pugno (pugilato, 27); Olivia Negrinotti (canottaggio, 19); Elia Dagani (scherma, 21). «Ma si tratta di una lista provvisoria, un primo passo, l’obiettivo è mettere in piedi qualcosa di valido e duraturo, magari aumentando pure il contributo coinvolgendo altre aziende», ha evidenziato Michele Ghezzi, presidente di Aiuto sport Ticino. Da notare come “la lista di sportivi selezionati verrà costantemente rivalutata a dipendenza dei risultati, delle prospettive di qualifica e dell’impegno profuso – si legge nella presentazione del progetto -. Nel caso quindi le “attese olimpiche” non dovessero giungere a buon successo, Aiuto sport Ticino continuerà ad affiancare lo sportivo nell’ambito dei consueti programmi di sostegno. Un supporto quindi “a tempo” e legato alla possibilità di qualificazione ai Giochi, aspetto che ha suscitato qualche perplessità che però Ghezzi ha allontanato assicurando «flessibilità, il nostro scopo non è mettere pressione ai ragazzi, ma sostenerli».

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